Sharepoint choice fields: paste multiple values from Excel to Datasheet View

Posted 27. marzo 2013 12.54 in Informatica

Me lo segno qui perché ogni volta perdo tempo a cercare la soluzione.

I campi di tipo choice che accettano valori multipli (ovvero una checkbox list nel form di edit del record) assumono le sembianze più diverse nelle varie viste (magari standardizzare, no ??!) per quanto riguarda il separatore

In Edit una checkbox list

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In View Properties separati da PUNTO e VIRGOLA

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In Standard View da un VIRGOLA

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In DataSheet View ancora da PUNTO e VIRGOLA

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Se esporto la lista in Excel il separatore diventa ;#

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Se però ho dei dati in Excel che voglio incollare nella DataSheet View il formato con cui devo scrivere i valori è leggermente diverso, ovvero il placeholder ;# deve essere messo oltre che come separatore anche all’inizio e alla fine dei valori.

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Convertire MKV in MP4/M4V senza re-encoding

Posted 2. febbraio 2013 16.20 in Informatica | Home Theater

Non avendo la PS3 (ma neppure la AppleTV a quanto leggo) il supporto ai file video Matroska (porc#*!##?#) mi capita talvolta di doverli convertire in qualcosa di digeribile dalla console Sony (ad esempio MP4).

Esistono molti tool che fanno questo processo di conversione (ad esempio l’ottimo FreeMake Video Converter che uso spesso per altri scopi) ma hanno tutti il difetto di ri-eseguire il processo di encoding della parte video/audio, cosa che oltre che molto dispendiosa in termini di tempo porta anche a un inevitabile (se pur talvolta trascurabile) decadimento della qualità (è come risalvare un mp3 in mp3 o un jpg in jpg; anche se alziamo il bitrate dell’audio o il qualitylevel dell’immagine se l’originale è compresso non miglioreremo mai il punto di partenza!)

Visto che il Matrioska non è altro che un container di vari formati video/audio/subtitles al pari di MP4, AVI, ecc. il processo più ovvio è di estrarre i file componenti il film (fase di demux) e riassemblarli in un altro container a piacere (fase di mux).

Per il Demux dal file mkv uso MKVExtractGUI2che è una GUI grafica del tool/libreria MKVToolNik (che ha solo il prompt da riga di comando). Solitamente se il film mkv è “semplice” contiene un file audio e uno video (es. un .h264 e un .aac o .ac3 nel caso di audio multicanale). In presenza di più tracce/capitoli e/o di sottotitoli possiamo scegliere dall’interfaccia quale brano estrarre.

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Una volta estratti i file bisogna “unirli” (re-mux) in un file mp4; per fare ciò esistono parecchi tool, io mi sono trovato bene con My Mp4Box GUI (un tool basato su MP4Box che non serve scaricare in quanto già compreso nella GUI). E’ uno dei pochi che non sbaglia gli fps (tiene quelli originali) e non si ferma se l’audio non è compresso con un codec .AAC.

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A questo punto avete il vostro file .mp4 pronto per essere “playable” dalla PS3 o dalla AppleTV. Buona visione.

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UPDATE:

L’amico Gianluca (che ringrazio) mi fa giustamente notare che l’operazione è fattibile molto più semplicemente con FFMPEG, tool che già conoscevo ma che mi spaventava per l’enorme numero di switch e parametri che offre. In questo caso però se teniamo i codec di destinazione uguali al sorgente e se gli stream da convertire sono i primi, l’uso da riga di comando è molto semplice:

ffmpeg.exe -i nomefile.mkv -vcodec copy -acodec copy nomefile.mp4

Ovviamente ci può fare un batch ConvertMKV2MP4 con
ffmpeg.exe –i %1.mkv -vcodec copy -acodec copy %1.mp4

o con un FOR %I per convertire n file.

Mi dimetto ufficialmente da early adopter

Posted 11. novembre 2012 18.35 in Informatica

Come membro di quella categoria chiamata geek/nerd/smanettoni ecc. sono ovviamente sempre stato uno di quelli che appena usciva una nuova versione di firmware o software si affrettava a installarla e provarla.

Soprattutto quando ero un dev a tempo pieno, non passavano 5 minuti dall’annuncio che era uscita la beta della patch della CTP dell’hotfix del Service Pack di un qualche prodotto che subito lo installavo sperando in chissá quali mirabolanti aumenti di performance o di introduzione di nuove features.

Cambiato lavoro e dovendo curare anche alcuni aspetti sistemistici della nostra server farm, ho avuto un grande insegnamento da chi il sistemista lo fa da anni e lo sa fare bene: non sta far il mona, non sta tocar quel che funsiona, e speta almeno 6 mesi per meter su la roba nova… (se non si è capito il tipo è veneto, anche se non parla con accento cosí marcato, ma così è più pittoresco!).

Ed in effetti ancora oggi ho dei server virtuali win2k3 con IIS6 che vanno “come un balin” e che ci penserei 3000 volte a upgradarli a win2k8 o win2012 (dove sicuramente dovrei dare il triplo della ram e dove iis7.5 andrebbe sicuramente in conflitto con chi sa quale strano componente ).

Se poi è lo stesso Scott Hanselman (Principal Program Manager di Microsoft) a lamentarsi della poca qualità del software –di Ms, Apple, Google, non della PizzaeFichiSoft- significa che non sono il solo ad avere un calo di fiducia e a premere ogni volta il bottone Update con una mano sul mouse e l’altra… ci siamo capiti!

Pochi minuti fa ho perso qualche mese di vita per via del mio disco SSD “svampato” causa upgrade di firmware, l’update a Jelly Bean del mio tablet Asus continuo a rimandarlo perché leggendo i forum c’è chi implora di poter tornare indietro, idem per il fw del NAS… per una feature nuova (che magari non ti serve, come la web interface Ajax… mi basta html 1.0 o anche solo telnet !!) devi sopportare incompatibilità o errori su cose che prima andavano benissimo. Per non parlare dei software: skype, adobe flash player, iTunes, gmail… ogni volta è un terno al lotto.

Facendo (ancora) il programmatore e comunque lavorando nel mondo hi-tech, capisco benissimo le difficoltà nel produrre software bug-free; non voglio arrivare al paradosso di qualche mio collega che si ostina a usare Windows XP e Office 2003 (e se potesse metterebbe su subito il DOS 6.22 con Wordstar), però anche io o sto invecchiando o diventando molto più conservativo (qualcuno direbbe saggio ?)…

SSD Crucial M4 non riconosciuto, risolto con un power cycle

Posted 11. novembre 2012 17.34 in Informatica

Dopo circa un mese che avevo upgradato il firmware del Crucial M4 alla versione 010G, oggi ho avuto una brutta sorpresa: windows bloccato, riavvio e disco non riconosciuto né al boot, né dal Bios.

Dopo un attimo di panico (quando ho fatto l’ultimo disk image on acronis? quanto perderei dall’ultimo backup? poco perchè lo avevo fatto 5 minuti prima Smile ) fortunatamente mi è venuto in mente che l’amico Roby aveva avuto un problema simile che lo aveva portato a fare il downgrade del firmware alla versione 000F.

Come fare peró a far rivedere il disco al PC ? Crucial stessa in vecchi post su alcuni forum consiglia il cosiddetto Power Cycle, ovvero tenere il disco attaccato al pc in modo che riceva corrente per 20 minuti e poi tenerlo staccato per 30 secondi (ciclo iterato per 3 volte, quindi un’oretta di tempo).

Ho eseguito l’operazione prima direttamente con il disco attaccato al notebook e lasciandolo nella schermata del Bios (sperando che desse corrente al disco), poi visti i scarsi risultati attaccato ad un enclosure esterno usb attaccato su un altro pc (con il cavo usb doppio per dare più corrente possibile). Già al primo ciclo, dopo circa una quindicina di minuti, il disco è magicamente riapparso. Staccato dall’enclosure e rimesso dentro il mio Dell, ha fatto il boot normalmente.

Tutto è bene quel che finisce bene…ma la mia fiducia negli upgrade di software e firmware cala sempre di più!

Sconti Benzina, scopri il punto vendita

Posted 21. luglio 2012 14.18 in Informatica

Tre modi diversi per comunicare il punto vendita più vicino a te dove si applicano i famosi sconti del week-end:

ENI offre il suo Station Finder via web abbastanza comodo e usufruibile anche da smartphone. Peccato non poter estendere oltre i 20 km il raggio di ricerca. Offre comunque anche un pdf scaricabile per consultazioni offline (da mettere in Dropbox o cmq. on the cloud) ordinato per Regione, Provincia, Località. La soluzione ottimale a cui penserebbe subito un DB/Dev abituato a dimensioni gerarchiche.

Anche ESSO si affida a un PDF suddiviso in egual modo.

Quei geni dell’IP Petroli invece hanno pensato bene di fare anche loro un PDF ma solo con la Località come “chiave di sort”. Risultato: se vuoi sapere quali sono i tuoi punti vendita più vicini devi avere 10 in Geografia per immaginarti tutti i nomi di paesi limitrofi, e poi andare su e giù per le 55 pagine del file.  Le partenze saranno anche intelligenti, il vostro personale IT un po’ meno!

Un cattivo esempio di newsletter

Posted 21. luglio 2012 11.21 in Informatica

Non mi ritengo un guru del marketing online, ma prima di mandare anche solo gli auguri di Natale a un mio cliente mi sono letto un po’ di letteratura sui DO/DON’T del marketing online.

Cosa che a mio avviso non ha fatto questa persona, che ieri mi ha spedito questo messaggio per invitarmi ad aderire ad un nuovo progetto editoriale: degli e-magazine sportivi mandati via mail a target precisi dove io potrei fare l’inserzionista pagante (da 3 a 5mila euro, non proprio bruscolini).

Ora, se intendi proporti come partner “tecnologico” e mi confondi lo “0” (zero) con la “O” (O maiuscola), non pensi che mi possa venire un dubbio che sei rimasto ai tempi della Olivetti Lettera 22 ?

Così come scrivermi da un account hotmail, con il flag di alta priorità settato, mandarmi 4 attach pdf belli corposi, esordire con “saremo brevi”  e poi scrivere un poema (notare la scrollbar…mica il testo è finito lì, eh..) sono errori che evidenziano che per fare bene le cose non ci può mai improvvisare.

brevi

Gestire male un’emergenza con Twitter

Posted 3. giugno 2012 21.31 in Informatica

Tra le mie varie mansioni c’è anche quella di tenere aggiornati i canali Twitter e Facebook della mia azienda e quando posso cerco sempre di imparare dagli altri cosa è bene fare e cosa non.

Ammiro molto ad esempio i canali su FB di Asus Italia e Samsung Italia: informano su nuovi prodotti, su eventi, su rilasci di nuovi firmware o updates, gestiscono richieste di ogni tipo ma soprattutto non si lasciano mai coinvolgere dalla maleducazione e arroganza di qualche utente che pensa che il suo problema sia il più grave del mondo!

Anche in recenti casi di “problemi” (es. un upgrade ICS che ha piantato o comunque peggiorato l’uso di noto tablet) ho notato che ammettere il problema, farsi vedere disponibili a fare il possibile per rimediare e soprattutto non farsi prendere dal panico è la cosa migliore.

L’altro giorno invece ho assistito a un caso in cui il curatore dell’account Twitter avrebbe fatto meglio a contare n volte fino a 10, prima di premere il bottone send.

Un noto provider di hosting (ometto il nome) che fornisce servizi di colocation di server fisici e virtuali ha avuto un down di connettività e quello che segue è il resoconto di come ha gestito la cosa.

(Disclaimer: a) non sono loro cliente e non ero interessato dal loro disservizio. b) tutto ciò che segue è “STRA-IMHO”, ovvero è la mia personalissima opinione! c) sono empaticamente vicino a chi sta subendo un’emergenza, si trova nelle peste e cerca di dare il suo meglio…non me ne vogliano gli interessati se mai mi leggeranno, sono sicuramente “scusabili”, ma il post vuole solo essere un esempio su come i Social Media possono essere molto pericolosi se usati male).

Il suo primo tweet è rassicurante:

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Subito dopo però, la prima “caduta” con un particolare tecnico non-dovuto

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E qui ovviamente i tweets dei followers si sprecano…la ciabatta ??? Decantate un datacenter coi fiocchi e tutto crolla per una misera ciabatta?? E soprattutto: non avete RIDONDATO una delle prime cose che si deve fare (e che costa relativamente poco rispetto ad altre)?! La risposta però non si fa attendere…

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Cioè, amico caro, tu pensi che io abbia pensato alle pantofole ??? La cosa giusta da fare, se proprio vuoi avventurarti nello spiegare la causa, per una volta era un po’ di overstatement e chiamare le cose con il loro nome inglese che fa molto figo: le ciabatte si chiamano PDU (Power Distribution Unit), l’ho imparato quando l’ho visto in una offerta di un rack IBM che furbescamente le chiama così per non farti sentire un imbecille a pagare quel prezzo a cui le propone. Ma andiamo avanti col nostro amico…

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E lo chiedi a noi ?? E non ti sembra di far preoccupare ancora di più quei poveri utenti che hanno down il loro sito o i loro servizi ?

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Ahh quindi l’inglese lo sai… stammmo tranquilli e vediamo come prosegue. In effetti sembra tutto risolto al meglio

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quando dopo pochi minuti invece di nuovo tutto down!!! E la risposta rassicurante, qual è ?

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E’ chiaro che la concitazione e i 140 caratteri sono la causa di questo infelice tweet. Ma alla prima lettura uno cosa pensa? “È tutto nuovo” ?? Cosa avete gestito finora ? Un banco ortofrutticolo ?

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Per via del papa ??? Avete tirato così tante bestemmie che è intervenuta la Santa Sede e vi sta ostacolando le operazioni di ripristino hardware ?

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“Girare con il papa??!” al magazzino ci state andando sulla papamobile?? Ah ok…siete a Milano e la visita del pontefice ha incasinato il traffico… però dai, con il nuovo switch tutto andrà per il meglio!

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Tre switch Cisco e tutti rotti ?? E chi siete ? I figli illegittimi di Murphy ?? A questo punto gli utenti cominciano ad essere scettici (lo sarei anche io) e qui partono una serie di reply che potevano anche essere evitati. Se non altro perché dai l’impressione che invece che occuparti di cose “serie” (cercare la causa e riparare il down) stai lì a “perdere tempo” su Twitter giocando a rimpiattino.

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Comunque sia, dopo 6 ore e mezza di down, il danno elettrico che li ha “bruciato” 3 switch è stato risolto e tutto è tornato alla normalità.

Il giorno dopo hanno spedito una mail a tutti i clienti scusandosi (bravi), triplicando i rimborsi dovuti (ri-bravi), spiegando che la “ciabatta” era una di quelle professionali(meno male), e concludendo con:

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Gli utenti si dovranno anche “iscrivere” a twitter, ma io un ripensamento su come migliorare la comunicazione lo farei…

Aggiungere un Linked Server Oracle a un Ms-Sql2008 x64 su Win2008 Srv x64

Posted 22. maggio 2012 17.47 in Informatica

Mentre in passato non avevo difficoltà a creare dei Linked Server su versioni a 32bit di Sql Server che giravano su sistemi operativi sempre a 32bit (es sql2005 su win2003), l’accoppiata x64 di Sql e OS oggi mi ha fatto un po’ penare. Riporto qui i passi per mia memoria e se serve a qualcuno.

Innanzittutto bisogna installare il client Oracle a 64bit (io ho usato la 11.1 scegliendo la voce Administration –700 e passa Mb - in quanto solo con l’Instant Client non andava), editare sqlnet.ora e tnsnames.ora con i propri parametri e accertarsi che tutto funzioni correttamente (io di solito lo faccio creando un file .udl e testando la connessione).

Anche se non richiesto un bel riavvio del server a questo punto ci vuole.

Come è noto è possibile usare due provider OleDB diversi: quello Oracle che si installa con il client (OraOLEDB.Oracle) oppure quello Microsoft (MSDAORA) che si trovava nel pacchetto MDAC di antica memoria. Pur avendo in passato prediletto quest’ultimo non sono riuscito (velocemente) a trovare il provider Ms a 64bit ed ho quindi optato per quello Oracle.

L’ultimo scoglio restava in sibillini messaggi di errore quando tentavo una query o una semplice enumerazione delle tabelle.

Il workaround è settare a true due parametri del Provider prima di creare i linked server:

EXEC master.dbo.sp_MSset_oledb_prop N'OraOLEDB.Oracle', N'AllowInProcess', 1
GO
EXEC master.dbo.sp_MSset_oledb_prop N'OraOLEDB.Oracle', N'DynamicParameters', 1
GO

Successivamente basta eseguire gli script Sql per la creazione e per la security (che potrebbe essere diversa da quanto sotto secondo le esigenze):

EXEC master.dbo.sp_addlinkedserver @server = N'OracleLinkedSrv', @srvproduct=N'Oracle', @provider=N'OraOLEDB.Oracle', @datasrc=N'YOURSERVERNAME'
GO
EXEC master.dbo.sp_addlinkedsrvlogin @rmtsrvname=N'OracleLinkedSrv',@useself=N'False',@locallogin=NULL,@rmtuser=N'yourusername',@rmtpassword='yourpwd'
GO

E adesso posso fare query eterogenee anche su Sql2008 x64…

Ferrari Test Drive: grazie ad Aldebra

Posted 14. marzo 2012 00.13 in Informatica | Misc

Oggi ho avuto il piacere e la fortuna di essere invitato dagli amici Massimo e Paolo di Aldebra ad un evento su Virtualizazzione, Storage e Data Protection tenuto da tre player leader di queste tecnologie: Fujitsu, NetApp e Intel.

Ad essere sincero quello che più attirava nella locandina dell’invito erano la location (Maranello) e le attività di contorno alla presentazione ovvero una visita guidata al Museo Ferrari e soprattutto un Test Drive lungo le strade di Maranello con uno di quei capolavori di ingegneria che sono le vetture che escono dalla fabbrica modenese.

Pur con la mente già dalla mattina al giretto sui bolidi previsto nel pomeriggio, la presentazione IT non si è affatto rivelata la classica “vendita di pentole” propedeutica alla parte piacevole, ma è stata interessante e mi è servita a conoscere tecnologie e società che non avevo mai avuto modo di approfondire. Inaspettate le tematiche sul “Green Computing” proposte da Fujitsu: lo sapevate che per 1$ investito in IT, 0,5$ vanno spesi in energia elettrica, raffreddamento, dissipazione, ecc.? Avere server o datacenter interi risparmiosi non è solo ecologico ma anche economico e affidabile (un componente che si riscalda di meno si romperà più difficilmente);e studiare la fluidodinamica 3D di un datacenter non è da tutti. Notevoli anche le proposte di NetApp uno dei leader mondiali dello storage di alto livello: sapere che esistono SAN da 4320 Tb con 1440 unità e 8 Tb di Flash Cache su SSD fa un po’ impressione. Deludente invece la presentazione di Intel assolutamente inadatta ad un pubblico composto da persone avvezze al mondo IT: spiegare concetti come la legge di Moore o che il Xeon del 2011 è n volte più potente di quello di 10 anni fa (facendo paragoni col mondo automobilistico neanche capendo la propria slide…) andava bene per un pubblico ben diverso (Upad ? Bocciofila ?!).

Terminata la parte ufficiale ci siamo diretti al Ristorante Al Cavallino situato esattamente di fronte all’entrata della fabbrica dove abbiamo mangiato ottimamente e dove già si è cominciato a respirare l’atmosfera “rossa” visto i numerosi memorabilia e foto d’epoca presenti. Emozioni che sono continuate durante la visita al Museo Ufficiale Ferrari, guidati da una simpatica signora di origine francese (la cugina di Jean Todt?) che ci ha mostrato vetture antiche e moderne oltre ai bolidi di F1 di varie generazioni (e vedendo quella di Gilles, il groppo in gola è salito forte…).

Ma è stata ovviamente la parte finale a rendere 25 “stimati” professionisti del mondo IT dei bambini felici, inebetiti e sorridenti come un pargolo in visita a Disneyland. Tornati all’hotel sede dell’evento quattro fiammanti Ferrari (3 rosse e una gialla) ci stavano aspettando parcheggiate in bella mostra:

  • Ferrari California (460 cv)
  • Ferrari 430 coupé (490 cv)
  • Ferrari 458 Italia (570 cv)
  • Ferrari 430 Scuderia (510 cv)

Dopo un breve briefing da parte del personale che ci avrebbe accompagnato, ognuno di noi ha potuto per circa 15 minuti girare per le strade statali intorno a Maranello, ahimé caratterizzate (anche per l’orario) da un intenso traffico di camion e vetture. E’ chiaro quindi che non si può minimamente capire il potenziale di questi bolidi, ma l’esperienza vale sicuramente la pena.

A me è capitata in sorte la gialla 430 Scuderia, interni complementamente in carbonio, sedili sportivi super avvolgenti, cinture di sicurezza a due punti di attacco e un rombo che paragonarlo a una sinfonia di Mahler non è irriguardoso (per Ferrari, ovviamente Smile ).

Come dicevo il traffico, il co-pilota vicino pronto a fermare i tuoi istinti e l’ovvio timore di fare dei danni incalcolabili non mi hanno permesso di assaporare neppure il 10% di quello che la macchina avrebbe potuto offrire, ma anche solo un paio di accellerate e di cambiate 2a/3a/4a con “mazzate” nella schiena date dai 510 cv, mi hanno fatto letteralmente godere (dal video forse non si vede ma dovevo avere un sorriso da ebete stampato in faccia).

Un grazie grosso come un 8 cilindri quindi a Aldebra per questa fantastica esperienza!

(alcuni ricordi nella PhotoGallery…)

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Gestionali/Erp italiani: un panorama tecnologico deludente

Posted 29. dicembre 2011 22.27 in Informatica

Data la necessità di cambiare il nostro, obsoleto è dir poco, software gestionale, negli ultimi tre mesi ho passato molte giornate a documentarmi e ad assistere a demo di software ERP.

Lasciando perdere i mostri sacri come SAP, Oracle, Jde dal costo inarrivabile (per noi), la ricerca si è indirizzata su un sistema che oltre alle funzionalità “base” come contabilità, produzione, commerciale, logistica, assistenza, ecc. inglobasse anche delle parti (CRM, Business Intelligence, accesso web/mobile, gestione della Qualità, gestione avanzata delle commesse, ecc.) che davo per scontate in un ERP degno di questo nome.

Il panorama dei player di livello nazionale, o comunque con una base di installato cospicua, è a mio avviso abbastanza desolante.

Prima delusione: il prodotto che fa tutto non esiste! E forse (dico FORSE) non è sbagliato; facendo un paragone azzardato, è vero che non esiste il telefonino che fa bene le foto, i video, il navigatore e il player di mp3, però almeno ci provano! Invece ormai nessuna software house può permettersi (o vuole) investire migliaia di ore uomo per creare dei moduli “fuori standard” e soprattutto reinventare l’acqua calda quando sul mercato esistono già prodotti che la loro nicchia la coprono già bene. Dal mio punto di vista (quello dello User) avere però N interfaccie utente diverse (gestionale Win32, Crm su web, BI su un altro client, documentale su Sharepoint, ecc ecc) è “fastidioso” e poco produttivo.

E’ però sul fronte tecnologico che sono rimasto spiacevolmente sorpreso. Due tra le maggiori software house italiane in questo settore (TeamSystem e EsaSoftware/Sole24ore tanto per non fare nomi e ci aggiungo Diamante) offrono ancora oggi prodotti completamente client/server e scritti in VB6 o Delphi (e ne ho visti anche in FoxPro!!). Ok, dirà qualcuno, se il motore è buono, la base dati (Sql Server la fa da padrone) è disegnata bene e gli algoritmi “girano” senza problemi, che te ne frega della tecnologia o della UI? Potrei perdonarli se mi avessero raccontato (anche bluffando) di roadmap di sviluppo/conversione in qualcosa di più moderno, ma niente di tutto ciò. Si va avanti con VB6 “perché riscrivere tutto sarebbe un investimento troppo oneroso”!!

Altro esempio: il gestionale che ho visto con forse le maggiori potenzialità e sicuramente con le persone più preparate dal punto di vista dei processi “enterprise” (non per niente tutta gente ex-IBM) è scritto in “Visual RPG” (!) linguaggio che in IBM è supportato da un team di 4 vecchietti che sono terrorizzati che questa software house italiana cambi le cose in Java perché loro saranno costretti ad andare in pensione! Come faccio io a convincere i miei commerciali che fanno le offerte da 10 anni su un browser a passare a qualcosa che assomiglia molto al VT100 ?

E anche chi si spaccia come il “full .net ultra moderno/tecnologico” alla fine propone un normalissimo 3-tier con la UI in Winforms, QUALCHE paginetta Asp 3.0 e un paio di WebServices .asmx (alla domanda se hanno pensato ad un upgrade WPF o WCF, facce da mucca che guarda passare il treno e sguardi di terrore del CEO quando gli ho detto che a Redmond il team di Winforms probabilmente ha chiuso baracca e burattini già da qualche tempo!).

In casa MS poi predicano bene ma ecc…Sono anni che sulle slide di NAV (che comunque rimane a mio avviso il prodotto “meno peggio” in questo panorama) la voce “Full .NET Runtime” slitta di versione e di anno in anno; oggi (slide 6) la danno 2013/2014 con Nav 8 (a 12 anni dall’uscita di .net) ma non ci scommetterei più di una birra visto che ricordo perfettamente analoghe slide che la davano nel 2009, poi 2011, ecc.

Nessuno pretende che ci siano in giro ERP con già l’occhio a WinRT o HTML5. Concordo che la curva di apprendimento di WPF è irta e forse all’utente finale il fatto che sotto una griglia sia in TwoWay Binding con una Observable Collection frega poco!

Però quando ciò si traduce in mancanza di funzionalità, la cosa comincia a pesare. Esempio stupido: per me è fondamentale gestire le descrizioni degli articoli in unicode (colpa mia se vendo bene in Cina, Giappone, Corea e se i miei distributori gradiscono avere le offerte nella loro lingua?). Già questa richiesta fa andare nel pallone molti (uno mi ha detto “E’ COLPA di Microsoft che non ha mai aggiornato i controlli textbox di VB6” !!! ah si.. e non è tua che dal 2002 –anno di uscita di .Net- non hai pensato di evolverti ??).

E la cosa più triste è che quando gli fai pesare un po’ questa obsolescenza, il commerciale ti guarda con il sorrisetto di compassione (“adesso ti frego io”) e ti tira fuori l’iPad facendoti vedere una mirabolante app per la Sales Force Automation (che crolla miseramente quando gli chiedi se supporta la tua VPN). Questa è innovazione per loro!

Se poi andiamo nel dettaglio delle funzionalità ci sarebbe da scrivere un libro. Il concetto di push delle informazioni o comunque di un programma leggermente “proattivo” nei confronti dell’utente è praticamente sconosciuto. La programmazione della produzione si fa lanciando e rilanciando l’MRP e cercandosi i colli di bottiglia tra migliaia di righe di una griglia. Al massimo qualche data colorata in rosso di warning, ma strumenti user-friendly che dicano “occhio che quella vite che è in ritardo ti causerà la mancata consegna di questo e questo ordine; avverti il cliente prima che si incazzi!” non ne ho visti.

Come non ho mai visto enfatizzato o implementato una gestione facile e efficace delle “To Do List” (a parte forse  il nuovo RTC client di NAV), qualcosa che dica alla mattina al mio commerciale quali clienti ricontattare o quali offerte fare (roba da CRM mi direte) ma anche al mio tecnico di laboratorio quali ordini preparare o quale merce riparare (un altro genio mi ha detto “basta che ogni mattina STAMPATE la lista degli ordini suddivisa per utente”… mi sono subito informato dove trovare le stampanti a 132 colonne e la carta a tabulati a righe alterne!!).

Sui moduli Qualità (chi li aveva) stendo un velo pietoso; la maggior parte confonde la Qualità con i piani di controllo in entrata merce, ma chi come me deve gestire (PAPERLESS, perché così mi sono certificato io 9001 e 13485 con la mia intranet self-made) non conformità, reclami, azioni correttive/preventive, valutazione fornitori, formazione del personale, attrezzature, documenti, workflow, ecc. sperava di trovare qualcosa di più. Unica eccezione San Marco Informatica che ha un esauriente modulo o chi si affida a qualcosa di completamente esterno e indipendente come il software Quarta.

Anche sulla Business Intelligence c’è stato da sospirare; soluzioni complete interne all’ERP non ne ho viste. Un solo player mi ha offerto un vero e proprio Cubo Olap (basato su Analysis Services ma avrei voluto vedere come era fatto) ma il client per navigarlo era una misera pivot di Excel (e oltre a non conoscere PowerPivot o altri client alternativi, mi voleva convincere che scrivere una query MDX –che non saprà neppure come è fatta- è la STESSA identica cosa di una T-sql…se non sai le cose, evita!).

Per il resto QlikView ha fatto il botto: 9 su 10 ormai offrono questa soluzione con un connector verso la propria fonte dati. Tanto di cappello a questi signori che hanno fatto/stanno facendo le scarpe a Microsoft, IBM, Oracle, SAP client con la sua facilità d’uso e prestazioni e features che salvo rari casi vanno bene alla maggior parte delle PMI. Un plauso a quei pochi (Nevis con il prodotto Nuvola e San Marco Informatica con Galileo EPM) che su QlikView hanno costruito qualcosa di più solido e utile che le solite 4 statistiche in croce (vendite per agente, nazione, gruppo merceologico, ecc. se ti va bene, altri ti vendono solo la licenza e poi “facciamo a consuntivo le cose che ti interessano”…). C’è solo da chiedersi se non si sta esagerando talvolta a spostare su questi client (facili da implementare e attraenti dal punto di vista della UI) processi che forse starebbero meglio dentro l’ERP (ho visto Budgeting commerciali fatti in QlikView con write-back nell’ETL; brrrr….).

Concludo con lo skill dei dimostratori; purtroppo sono stato “abituato” male e ho avuto la “sfortuna” di iniziare la mia carriera di spettatore di demo con personaggi super-preparati, carismatici, e che sanno tenere il palco come pochi (cito come esempio i vari Sponza, i miei amici di Devleap, AndySal, Ricciolo, Raf, ecc., ma potrei fare n altri nomi).

E non pretendo neanche che tu consulente/tecnico sia un super-geek che sappia ogni dettaglio (ma saperne di più di te del tuo prodotto non depone a tuo favore). Però se vieni per vendermi una soluzione da 100k, preparati un minimo un percorso per farmi capire perché dovrei scegliere il tuo software. E soprattutto, RALLENTA quel ca**o di mouse!! Non puoi farmi venire mal di testa a seguire la tua freccia non capendo cosa stai facendo. Se quelli che mandano a fare le demo di solito sono i più “bravi”, come saranno i tuoi colleghi che avrò qui per 6 mesi a seguire l’implementazione ??

Insomma, essere dall’altra parte della barricata (quella del cliente), ti fa vedere le cose in modo diverso. Scusate per la lunghezza del post, ma almeno se i vari fornitori mi chiederanno il perché li ho scartati, posso indirizzarli su un certo blog…