Il blog di Sandro Rizzetto

Big One - Pink Floyd Tribute Band

 

Dopo una precedente esperienza di quattro anni fa con i Pink Over, curiosamente sempre al Teatro Comunale di Bolzano e sempre con il caro amico Pierluigi che ringrazio per il coinvolgimento, ieri ho avuto il piacere di assistere ad un concerto di una fra le più accreditate Tribute Band dei Pink Floyd a livello europeo, i Big One.

Copio e incollo dal loro sito la loro "profile-story" perché non saprei esprimerla meglio:

I Big One - Pink Floyd Tribute hanno come obiettivo la riproduzione più fedele possibile delle sonorità e degli arrangiamenti dei Pink Floyd, utilizzando una strumentazione vintage e una struttura tecnica (audio, luci e video) molto qualificata, per cui lo show risulta perfettamente in armonia con l'immaginario Floydiano. Il repertorio proposto negli spettacoli attinge a piene mani dai classici di tutta la produzione dei Pink Floyd, spaziando dal periodo psichedelico dei primi anni 70 (Ummagumma, Atom Heart Mother, The Dark Side of the Moon, Wish You Were Here, Animals, The Wall...) fino agli album più recenti (The Division Bell, The Endless River), e ha come obiettivo la riproduzione il più fedele possibile di sonorità e arrangiamenti con i quali David Gilmour, Roger Waters, Syd Barrett, Nick Mason e Rick Wright hanno fatto la storia della musica rock.

01-IMG_4948

02-IMG_4937Ed in effetti la prima cosa che salta… all'orecchio è proprio la fedeltà all'originale che è stata impressionante. Dopo un breve "riscaldamento" con un medley di due pezzi classici tanto per far capire a neofiti come Silvia di chi stiamo parlando (ah si, questa la conosco…), la prima parte del lungo spettacolo -quasi tre ore tra bis e intervallo- era dedicata all'album Animals. Scelta "azzardata" e coraggiosa se confrontata con altre tribute band che preferiscono spaziare nel più famoso universo "del muro", ma da parte mia ho molto apprezzato in quanto mi ha fatto riscoprire un album che in confronto ad altri conosco e ho ascoltato poco. I lunghi assoli di chitarra contenuti in Pigs, Dogs, Sheep hanno subito fatto risaltare la "grande manetta" della chitarra solista di Leonardo de Muzio, che anche con la voce se la cava assolutamente bene e con un timbro molto simile a David Gilmour. Io non sono sicuramente la persona giusta per giudicare lo skill di un chitarrista, se però l'assolo finale di Confortably Numb  ti fa partire la pelle d'oca e continui a risentirlo nella testa fino a pochi secondi prima di addormentarti, a me basta e avanza…

Nella seconda parte invece la scaletta ha proposto un "best-of" che come giustamente ha fatto notare il front-man è molto difficile da scegliere nel vastissimo repertorio di successi della band inglese. Si è spaziato nella ultra-quarantennale carriera (da Atom Hearth Mother del 1970 a The Endless River del 2014) tutte con ottimi risultati e ripeto con grande maestria tecnica di tutti i componenti della band anche di quelli intervenuti poco come il sassofonita Marco Scotti che ha alternato magistralmente i due tipi di sax in Shine on your crazy Diamond. Leggermente "defilate" e presenti solo come background (anche se senza una sbavatura) le due coriste; qui forse l'altra band (i Pink Over) aveva una marcia in più, ed infatti The Great Gig in the Sky è un ricordo che ho ancora ben impresso (oddio, magari anche Elena Cipriani e Debora Farina la sanno fare benissimo ed è una scelta voluta non includerla…).

Durate il concerto, proprio a causa della perfetta riproduzione e somiglianza dei brani e anche recentemente parlando con l'amico -e ottimo batterista- Roberto che mi segnalava questo fantastico medley di una "non-tribute-band" mi è sorto però un dubbio.  È meglio "to-tribute" o "to-cover" ?

Personalmente sono un grande amante delle cover anche "estreme" e stravolgenti (così come delle versioni Live dove certi artisti strapazzano i loro pezzi), certo è che quando si parla di mostri sacri come appunto i Pink Floyd o i "miei" Queen bisogna andarci con i piedi di piombo. Però il rischio se si è troppo perfetti e "pedissequi" è di farmi pensare, va beh, allora tanto vale che mi ascolto l'originale. Non è stato il caso di ieri sera, perché il coinvolgimento di un live, le luci, la buona acustica (tranne forse la voce leggermente "sporcata") sono comunque fattori decisivi, ma un minimo di personalizzazione in più, come ho intravisto nei riff di chitarra di Money, lo avrei comunque gradito (ribadisco, opinione puramente personale, magari lo scopo e il fine ultimo di una famosa tribute-band è l'opposto!).

Complimenti dunque a tutti i componenti della band (che non cito nelle didascalie per timore di confonderli) e buon proseguimento per le prossime date.

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