Il blog di Sandro Rizzetto

Come il ciclocomputer GPS ha cambiato il mio modo di andare in bici

 

Il ciclocomputer è un dispositivo che, pochi sanno, ha una lunga storia; le sue origini infatti risalgono addirittura al 1895 quando Curtis H. Veeder inventò il primo “ciclometro” ovvero un misuratore meccanico dei giri che compiva la ruota.

Ed in effetti anche i primi ciclocomputer elettronici con display LCD dialogavano, via cavo, con un sensore attaccato alla forcella che tramite un magnete posto sui raggi forniva per induzione elettromagnetica i giri e impostata la circonferenza della ruota calcolava velocità (istantanea e media), spazi percorsi ed i tempi di percorrenza.

Da buon nerd penso di aver comprato quasi subito uno di questi aggeggi per avere km, velocità, che poi avevo abbinato ad un altimetro da polso regalato dal mio povero papà.

L’evoluzione ha poi portato la scomparsa del cavo ed oggi i sensori di velocità e di cadenza (entrambi opzionali) sono delle piccole appendici da agganciare al mozzo della ruota e alla pedivella; inoltre l’integrazione con fasce per cardiofrequenzimetri, con misuratori di potenza attaccati al pedale, il colloquio Bluetooth e ANT+ con i motori e i controller delle e-bike e con le moderne trasmissioni elettroniche, come Shimano Di2 e SRAM Red eTap, ne fanno dei veri e propri “centri di comando e di informazione”.

Se è vero che molte funzioni, come quelle descritte più avanti, oggi potrebbero essere svolte da un qualsiasi smartphone, gli aspetti di protezione agli urti e possibili cadute, autonomia della batteria molto maggiore, ergonomia, UI studiate appositamente, display con touch resistivi che funzionano anche con qualsiasi guanto, supporti e attacchi integrati e sicuri, sono tutti dei plus che lo fanno preferire all’uso del nostro telefono.

I Ciclocomputer GPS

Ma è l’avvento dell’integrazione di un sensore GPS interno e degli schermi grafici di una certa dimensione capaci di mostrare una mappa dettagliata della zona dove stiamo pedalando, ad aver fatto fare un passo da gigante a questi dispositivi e a cambiare, almeno per me, il modo di affrontare l’uscita soprattutto off-road.

Nel 2013 infatti, insieme al cambio di bici, ci abbinai un Garmin Edge 800 (oggi sostituito dal Edge 830) che mi ha permesso di ampliare il mio raggio di azione dei giri effettuati, senza patemi d’animo di perdermi o sbagliare strada.

La possibilità infatti di pianificare la propria avventura (tardando l’uscita secondo le proprie capacità fisiche e tecniche), dal facile giro su forestali con Silvia al tour epico in lande desolate, conoscendo in anticipo distanze, dislivelli, presenza di punti di ristoro e di ricarica, fonti d’acqua, passaggi ove sia impossibile proseguire in sella (sia in discesa che salita) è di notevolissimo aiuto. Oppure, come non approfittare delle centinaia di siti internet che mettono a disposizione le tracce di giri già belli e pronti per cui basta solo caricare il file sul nostro dispositivo?

Ecco perché dico che quest’aspetto ha cambiato il modo di andare in bici. Perché la pianificazione, lo studio serale durante la settimana prima del giro del week-end, la ricerca del giro “tecnico ma senza portage”, l’uso di vari software e portali per arrivare ad avere il “gpx” perfetto sono diventati parti integranti della mia routine così come l’oliare la catena o controllare la pressione gomme.

Se vi interessa saperne di più su mappe, software, workflow che seguo potete leggere i post sul mio blog con il tag garmin (per chi vuole solo due nomi, posso dire che uso le mappe OpenMtbMap, il software di Garmin Basecamp e ultimamente qualche volta le funzioni di pianificazione del portale Komoot)

E una volta sui trail basta perdite di tempo ad ogni bivio con cartine che non si ripiegano mai nel verso giusto o dubbi ad ogni cartello se siamo sul sentiero giusto… ci basterà seguire la traccia sul nostro display o nei modelli più economici le frecce di indicazione di svolte.

Ed è stata proprio la sempre peggiore presbiopia a farmi decidere nel 2021 a cambiare per un Garmin Edge 1030plus che ha un display molto grande (3.5”, come i primi iPhone!) oltre ad un sacco di funzionalità aggiuntive alcune, onestamente, che non ho mai utilizzato.

Touch o non Touch?

Sia l’800 che il 1030plus che ho avuto erano entrambi touch e come ho detto, il tipo di display consente l’uso con i guanti lunghi “normali” senza quelle appendici sull’indice che servono per gli smartphone. Ho avuto il (dis)piacere di usare un Garmin Edge 530 di un amico che non è touch e devo dire che l’esperienza è stata, per il mio gusto, terribile. UI/UX fortemente penalizzata, a distanza di poco tempo dall’ultimo uso mi dimentico sempre quale è il tasto di enter/conferma, menu che non so raggiungere, ecc. Ripeto, parere personalissimo, ma se mi chiedete un parere, touch tutta la vita! Spendete qualche decina di euro in più per l'830 oppure per il Garmin Edge Explorer che ha forse un processore un pelo più lento (quello del vecchio 1000) ma uno schermo bello grande.

Accessori e attacchi

Come dicevo all'inizio, l'ecosistema di questi devices viene spesso completato da accessori e sensori che mi sento di consigliare di prenderli direttamente in bundle, in quanto acquistati successivamente e singolarmente farebbero aumentare il prezzo. Oggigiorno comunque non sono così indispensabili come in passato in quanto il sensore velocità può essere sostituito dal calcolo tramite GPS (anche se meno preciso), gli RPM del sensore di cadenza sulle e-bike spesso sono compresi nei parametri trasmessi dal motore (e quindi visualizzati sul Kiox nel caso di Bosch), i battiti della fascia cardio possono essere presi con uno smartwatch o fitband (anche qui in modo meno preciso). Riguardo al posizionamento sulla bici, ovviamente sconsiglio di metterlo troppo esposto in caso di cadute; sulla precedente bici mi ero fatto fare un attacco per metterlo sul tubo orizzontale, mentre su quella attuale è tornato nella classica posizione sopra lo stem agganciato tramite un costosissimo -al limite del furto!- attacco della Synchros.

Sempre per evitare problemi in caso di crash, indispensabile il laccetto fornito in dotazione da legare al manubrio e magari una di quelle custodie in silicone cinesi.

Sicurezza

Un aspetto spesso poco considerato a vantaggio dell’uso dei ciclocomputer è quello della sicurezza. Solo il fatto di non rischiare di restare con la batteria dello smartphone a zero per l’uso di qualche app di tracking è un bel vantaggio.

Quando lessi le prime recensioni dei modelli che integravano bluetooth e connessioni alle app e al cloud, le avevo bollate come “cavolate social”. Invece sono funzioni che ho imparato ad apprezzare e usare moltissimo sul mio 1030plus. Con la funzionalità di “LiveTrack” è possibile fare in modo che ad ogni avvio -in automatico quindi in modo trasparente e veloce- venga mandato un link ad uno specifico email; Silvia quindi, che in passato si preoccupava se non la aggiornavo per qualche ora se ero ancora vivo, cliccando su quel link mi può seguire sul proprio PC o smartphone su una mappa di garmin senza dover fare account, login, ecc.

Ancor più utile il cosiddetto “Rilevamento Incidenti”, un sofisticato algoritmo che sfrutta gli accelerometri e i giroscopi interni e che in caso di presunto crash (basato su forti decelerazioni, bici sdraiata, ecc.) oltre a far “beepare” sia garmin che cellulare molto sonoramente manda un SMS e una e-mail con le nostre coordinate GPS ad una serie di indirizzi predefiniti settabili da app. Fortunatamente non ho ancora avuto modo di averne avuto reale bisogno; in un paio di “mini-cadute” è partito correttamente, ma si hanno 30 secondi per annullare l’invio e far preoccupare inutilmente il partner (bisogna tenere premuto un pulsante per 5 secondi, quindi l’annullamento non può avvenire per sbaglio). I falsi allarmi dove è partito senza cadute ci sono stati (es. atterraggio da un salto e arresto improvviso) ma si possono contare sulle dita della mano in una stagione.

Statistiche, portali e sfide con gli amici

Il poter caricare i dati della nostra uscita sui vari portali adatti allo scopo ci fornisce la possibilità di creare una base dati molto dettagliata della nostra “storia” di biker; avremo a disposizione non solo statistiche dettagliate sui nostri progressi, ma anche un diario in cui andare a ritrovare giri fatti in passato che vogliamo rifare o solo da consigliare agli amici.

La condivisione e l’aspetto “social” di alcune piattaforme come Strava hanno inoltre scatenato la competitività insita in ogni sportivo e il confronto con amici di pedale o lo stimolo per fare il KOM di quella salita (magari visualizzando virtual partners o i dati in tempo reale sui segmenti che stiamo percorrendo) hanno reso ancor più diffusi questi devices.

Personalmente ho usato Strava solo in epoca “muscolare”, poi nei primi anni di ebike dato che non dividevano i due settori, mi scocciava vedere che avrei fatto molti KOM immeritati in salita e quindi ho smesso di usarlo (o meglio, setto a private di default i miei giri). Ho iniziato invece nel 2020 a pubblicare commenti e foto sul mio profilo di Koomot, ma dopo poco ho realizzato che regalare le mie informazioni a un solo portale era un peccato (magari faceva come TrailForks che è diventato tutto d’un colpo a pagamento) e quindi la mia fonte principale è diventata il mio sito personale mtb.rizzetto.com.

Attualmente quindi alla fine di ogni giro, quando sul mio Garmin premo il pulsante STOP e faccio Salva si “scatena” il workflow rappresentato qui sotto ovvero i dati del giro tramite l’app su smartphone collegata in Bluetooth vengono mandati sul cloud e le API di Garmin chiamano i vari servizi che sono “subscribed” tra cui il mio sito. Tramite un backoffice completo i dati del giro con un minicommento ed eventuali foto che ho scattato e che riporto anche su Komoot (finché non mi stuferò). Sugli altri siti invece i giri rimangono private o al massimo visibili solo alle mie connessioni.

Il database del mio sito infine alimenta anche le statistiche e la business intelligence presente sul cloud microsoft di PowerBi

Last but not least

Nei modelli avanzati che hanno la connessione BT con la app dello smartphone è possibile dirottare le notifiche sia di telefonate/SMS che delle app di messaging che di solito usiamo (what'sapp, Cisco Jabber che nel mio caso è la chat aziendale, ecc.).

Oltre all'indubbia comodità di non dover fermarsi se suona il telefono per vedere se è una cosa urgente, trovo assai comodo le risposte predefinite che si possono dare con un solo tocco (del tipo "ok", "ti richiamo", ecc.). Volete mettere quando in pausa pranzo siete sui trail e rispondete ai vostri colleghi "Mi dispiace, sono in bici.... ci sentiamo dopo - Sent from My Garmin"... molto nerd e molto #scatenaInvidia :-)


NdA: questo articolo, in forma ridotta e leggermente modificata, compare anche su alcune riviste locali in forma di articolo redazionale che ho scritto per un'attività commerciale di amici (solo per dire che non è un plagio :-) )

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